
La coxartrosi, cioè l’artrosi dell’anca, raramente si presenta come ce la si aspetta. Quasi nessuno arriva in ambulatorio dicendo «mi fa male l’anca»: si parla di un fastidio all’inguine, di una gamba che «non gira», di una difficoltà nuova a infilare i calzini. Sono proprio questi dettagli, molto prima del dolore vero e proprio, a dire che la cartilagine dell’articolazione sta cambiando.
Il dolore dell’anca si sente tipicamente all’inguine e spesso scende sulla faccia anteriore della coscia, a volte fino al ginocchio. È un punto che sorprende molti pazienti: capita di essere seguiti per mesi per un presunto «dolore al ginocchio» quando il problema sta trenta centimetri più in alto. Il dolore laterale, sul fianco, appartiene più spesso ai tendini glutei; quello che parte dalla schiena e scende dietro la gamba è di solito di origine lombare.
Nessuno di questi segnali, preso da solo, significa artrosi. È la loro combinazione e la loro costanza nel tempo che merita un controllo: un dolore che si ripete per più di quattro-sei settimane, sempre nello stesso punto e con lo stesso comportamento, non è più un episodio.
L’anca è un’articolazione sferica: la testa del femore ruota dentro l’acetabolo, e le due superfici sono rivestite di cartilagine, un tessuto liscio che non ha nervi e non sanguina. Quando la cartilagine si assottiglia, l’osso sottostante reagisce addensandosi e formando osteofiti ai bordi. Il dolore non nasce dalla cartilagine consumata, ma dall’osso, dalla capsula e dai tessuti che le stanno intorno: ecco perché una radiografia può mostrare un’artrosi importante in una persona che sta discretamente bene, e viceversa.
Nella maggior parte dei casi una semplice radiografia del bacino sotto carico, in piedi, dice già quasi tutto: lo spazio fra testa e acetabolo, la forma dei due capi ossei, l’eventuale presenza di displasia. La risonanza magnetica serve in situazioni diverse — un sospetto di necrosi della testa femorale, una lesione del labbro acetabolare in un paziente giovane, un dolore che non trova spiegazione — non per confermare un’artrosi già visibile ai raggi.
Un’artrosi iniziale non è una condanna all’intervento. Ci sono diverse cose che spostano in avanti il momento della chirurgia e, nel frattempo, fanno vivere meglio:
Il criterio non è la radiografia: è la vita quotidiana. Quando il dolore è presente anche a riposo o di notte, quando l’autonomia di cammino si riduce a poche centinaia di metri, quando gli antidolorifici diventano quotidiani e le attività a cui si tiene vengono abbandonate una dopo l’altra, la protesi smette di essere un’ipotesi lontana. Anticipare di qualche mese una decisione ormai matura, del resto, rende l’intervento e il recupero più semplici: si arriva all’operazione con una muscolatura migliore e con abitudini di movimento non ancora perdute.
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una visita. Se si riconosce in questi sintomi, il passo giusto è una valutazione clinica con una radiografia recente.

Specialista in ortopedia, traumatologia e ortopedia sportiva presso la Aerztekammer Wien – Accademia Medica di Vienna (AUT).
Specializzato in cura e trattamento conservativo e chirurgico di patologie a carico di anca ginocchio e spalla.
Cura e Trattamento del dolore al rachide, piede, caviglia e mano trattamento del dolore con agopuntura Certificato (DGU) Ecografia osteo-articolare.
Ricevo e opero a Miano, Torino, Siena e Piacenza.
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