
È la domanda che arriva puntuale, di solito verso la fine della visita: «Dottore, ma quanto mi dura?». Per anni la risposta corrente è stata «dieci, quindici anni», e molti pazienti la ripetono ancora oggi. I dati dei grandi registri nazionali, che seguono centinaia di migliaia di impianti, raccontano qualcosa di diverso.
Le analisi condotte sui registri di Paesi che tracciano sistematicamente le protesi — Australia, Svezia, Regno Unito, Nuova Zelanda — indicano che circa nove protesi d’anca su dieci sono ancora in sede a quindici anni dall’impianto, e che una quota vicina ai due terzi arriva a venticinque anni. Sono medie costruite su impianti messi anni fa, con materiali in parte superati: i modelli e gli accoppiamenti in uso oggi partono da presupposti migliori.
Due precisazioni servono a leggere bene questi numeri. La prima: una protesi «sopravvissuta» nei registri è una protesi che non è stata sostituita, non necessariamente una protesi perfetta. La seconda: la media non descrive il singolo. Un impianto messo a settantacinque anni in una persona con artrosi primaria ha davanti una storia diversa da quello messo a cinquanta in un paziente attivo e pesante.
La revisione di una protesi d’anca è un intervento più impegnativo del primo impianto, ma è una procedura consolidata e programmabile, soprattutto quando si interviene prima che l’osso intorno alla protesi si sia consumato. È uno dei motivi per cui i controlli periodici — una radiografia ogni due o tre anni, anche in assenza di sintomi — hanno senso: permettono di vedere arrivare un problema invece di subirlo.
A una persona che si opera oggi, con un impianto moderno e ben posizionato, si può dire con ragionevole serenità che la protesi ha buone probabilità di accompagnarla per venti anni e oltre. Il che, per la maggior parte dei pazienti che arrivano all’intervento dopo i sessantacinque anni, significa per il resto della vita.
Le percentuali citate derivano da meta-analisi su registri nazionali di artroprotesi e rappresentano medie di popolazione, non previsioni individuali.

Specialista in ortopedia, traumatologia e ortopedia sportiva presso la Aerztekammer Wien – Accademia Medica di Vienna (AUT).
Specializzato in cura e trattamento conservativo e chirurgico di patologie a carico di anca ginocchio e spalla.
Cura e Trattamento del dolore al rachide, piede, caviglia e mano trattamento del dolore con agopuntura Certificato (DGU) Ecografia osteo-articolare.
Ricevo e opero a Miano, Torino, Siena e Piacenza.
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