
“Dottore, ma correre non mi consuma le ginocchia?” È una delle domande più frequenti in ambulatorio, e la risposta che molti si aspettano è un sì. I dati dicono il contrario: chi corre con moderazione ha meno artrosi di chi non corre affatto. Vediamo cosa dice la ricerca, perché succede e quali sono i segnali che invece non vanno ignorati.
Nel 2017 il Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy ha pubblicato la revisione più ampia mai fatta sul tema (Alentorn-Geli e collaboratori): 17 studi, 125.810 persone, con l’obiettivo di capire se correre aumenta il rischio di artrosi di anca e ginocchio. Il risultato ha sorpreso anche molti ortopedici. L’artrosi era presente nel 3,5% dei runner amatoriali, nel 10,2% delle persone sedentarie e nel 13,3% dei runner agonisti di alto livello. In altre parole, chi corre per piacere e per salute ha circa un terzo del rischio di chi non corre.

Il dato sugli agonisti merita una precisazione: parliamo di atleti professionisti o di livello internazionale, con volumi di allenamento di 100 e più chilometri a settimana per molti anni, spesso con infortuni pregressi. Non riguarda chi corre tre volte a settimana per prepararsi a una mezza maratona.
La spiegazione è biologica. La cartilagine articolare non ha vasi sanguigni: si nutre per imbibizione, come una spugna, grazie al carico ciclico. A ogni passo il liquido sinoviale entra ed esce dal tessuto, portando nutrienti e portando via i prodotti di scarto. Senza carico la cartilagine si assottiglia e si indebolisce; con un carico moderato e regolare mantiene spessore ed elasticità. La corsa amatoriale fornisce esattamente questo stimolo. Contano poi i benefici indiretti: chi corre pesa in media meno, e ogni chilo in meno riduce di circa quattro chili il carico sul ginocchio a ogni passo; e ha muscoli di coscia e anca più forti, che assorbono parte delle forze prima che arrivino all’articolazione.
Il rischio non sta nella corsa in sé ma in tre situazioni. La prima è l’aumento troppo rapido di chilometri o intensità: la regola del 10% a settimana esiste per un motivo. La seconda è un’articolazione già danneggiata: una lesione meniscale importante, un’artrosi avanzata, un allineamento sfavorevole (ginocchio varo o valgo marcato) cambiano le regole e vanno valutati caso per caso. La terza è la combinazione di sovrappeso importante e superfici dure, dove conviene iniziare con camminata veloce e bici prima di passare alla corsa.

Un indolenzimento muscolare dopo un allenamento più lungo del solito è normale e passa in 48 ore. Tre cose invece non vanno ignorate. Un dolore al ginocchio che persiste oltre due settimane, soprattutto se compare anche a riposo o di notte. Un gonfiore che compare nelle ore successive alla corsa: è il segno che l’articolazione sta producendo liquido in eccesso, cioè che soffre. Una sensazione di blocco, scatto o cedimento, che fa pensare al menisco o a un problema di stabilità. In questi casi la scelta giusta non è smettere di correre per sempre, né stringere i denti: è una visita ortopedica con un esame clinico e, se serve, un’ecografia o una risonanza, per capire cosa c’è e correggerlo prima che diventi cronico.
Aumentare gradualmente, alternare giorni di corsa e giorni di recupero, inserire due sedute a settimana di rinforzo per quadricipiti, glutei e polpacci, curare il peso e scegliere scarpe adatte al proprio appoggio. E ricordare il dato di partenza: per la grande maggioranza delle persone, correre con moderazione non consuma le ginocchia, le protegge. Chi ha già un ginocchio che dà segnali, o un’artrosi diagnosticata, può quasi sempre continuare a muoversi: si tratta di scegliere insieme quanto, come e su quale superficie.
Ricevo a Milano, Torino, Sanremo e Marina di Pietrasanta: se il ginocchio ti frena, prenota una visita e valutiamo insieme come farti tornare a correre.
Contenuto informativo: non sostituisce una valutazione medica personale. Fonte principale: Alentorn-Geli E. et al., “The Association of Recreational and Competitive Running With Hip and Knee Osteoarthritis: A Systematic Review and Meta-analysis”, J Orthop Sports Phys Ther 2017.

Specialista in ortopedia, traumatologia e ortopedia sportiva presso la Aerztekammer Wien – Accademia Medica di Vienna (AUT).
Specializzato in cura e trattamento conservativo e chirurgico di patologie a carico di anca ginocchio e spalla.
Cura e Trattamento del dolore al rachide, piede, caviglia e mano trattamento del dolore con agopuntura Certificato (DGU) Ecografia osteo-articolare.
Ricevo e opero a Miano, Torino, Siena e Piacenza.
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