
«Ho il menisco rotto» è una frase che oggi arriva quasi sempre insieme al referto di una risonanza. Il punto è che un menisco alterato all’immagine e un menisco che causa sintomi sono due cose diverse, e il confine passa soprattutto per l’età e per il meccanismo con cui la lesione si è prodotta.
La lesione traumatica riguarda tipicamente un paziente giovane o sportivo: un movimento di torsione a piede fisso, un dolore immediato, a volte un versamento nelle ore successive. Il menisco è sano e si rompe per un carico eccessivo.
La lesione degenerativa compare dopo i quarantacinque-cinquant’anni, spesso senza alcun trauma: il menisco si sfianca lentamente insieme al resto dell’articolazione. Qui la rottura è un segno dell’invecchiamento del ginocchio, non un evento isolato.
Nella lesione degenerativa associata ad artrosi iniziale, gli studi controllati degli ultimi quindici anni hanno mostrato in modo abbastanza consistente che l’artroscopia non dà risultati migliori di un programma di fisioterapia serio a distanza di sei-dodici mesi. Con una differenza non trascurabile: asportare tessuto meniscale riduce la superficie di carico e, nel tempo, può accelerare l’artrosi. In questi casi il percorso ragionevole comincia dal rinforzo muscolare, dal controllo del carico e, se necessario, da un’infiltrazione.
Sì, quando la lesione si trova nella porzione periferica, quella con un’irrorazione sanguigna sufficiente, e quando il tessuto è ancora di buona qualità. La sutura meniscale richiede un recupero più lungo della semplice regolarizzazione — settimane di carico protetto e limiti alla flessione — ma conserva la funzione del menisco. In un paziente giovane vale quasi sempre la pena.
Servono tre elementi: che cosa fa il ginocchio (si blocca? cede? si gonfia?), che cosa mostra la radiografia in carico (quanta artrosi c’è) e che cosa dice la risonanza. Se i tre elementi raccontano la stessa storia, la decisione è semplice. Se la risonanza mostra una lesione ma il ginocchio non ha sintomi meccanici e la radiografia mostra artrosi, la scelta ragionevole è quasi sempre non operare.
Articolo informativo. La decisione va presa in visita, guardando il paziente e non solo il referto.

Specialista in ortopedia, traumatologia e ortopedia sportiva presso la Aerztekammer Wien – Accademia Medica di Vienna (AUT).
Specializzato in cura e trattamento conservativo e chirurgico di patologie a carico di anca ginocchio e spalla.
Cura e Trattamento del dolore al rachide, piede, caviglia e mano trattamento del dolore con agopuntura Certificato (DGU) Ecografia osteo-articolare.
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